« ... e lasciai che così dicessero e credessero, poiché corre gran pericolo a questo mondo chi intraprende il difficil mestiere di disingannar gl'ingannati. » G. Casanova (da "Il Duello")
Quello che nella mia mente era solo un èscamotage per fare rivedere la sua Germania al mio maestro, fu invece l'unica occasione che ebbi per espletare la mia attivita' di musicologo assai male in arnese, unitamente ad altre esigenze insite nella mia doppia professione, delle quali sarebbe oltremodo noioso il parlare qui. L'occasione del Festival Sagittariano - come denominavamo questo evento in Italia - di Dresda si presentava quindi come la possibilita' di esibire qualche studio che all'epoca ritenevo di fondamentale importanza per la musicologia mondiale... e dall'accoglienza che ricevetti in seguito, m'illusi fino che lo fosse davvero. Ci voleva un paese comunista per fare cio' che in Italia non mi era mai riuscito di fare a causa della mia cronica carenza di "pezzi di carta", e a nulla valeva il fatto che avessi girato tutti i sancta sanctorum della rinascente auffuehrungspraxis musicale europea in qualita di allievo, esecutore e fino d'insegnante. La DDR era meno comunista di quanto non la fosse l'Italia stessa, ma all'epoca nessuno se ne rendeva ancora conto poiche' c'era una guerra fredda da vincere e gli schieramenti dei patti contrapposti prescindevano bellamente dal fatto che gli stati europei aderenti alla NATO fossero quasi tutti socialisti, mentre gli americani si erano ormai convinti del fatto che una socialdemocrazia fosse realmente diversa da una dittatura del popolo socialista, e forse non l'hanno capito ancora oggi, nonostanto i fulgidi esempi europei. Anche questa fu una cosa che avrebbe potuto avere risvolti politici del tutto inattesi, ma c'e' chi pensa che questi eventi si siano alfine concretizzati, seppure nell'indifferenza di una popolazione europea il cui unico interesse prevalente e' tutt'ora il football che distrae le coscienze fino da un'invasione senza precedenti in tutta la storia continentale dalla caduta dell'Impero Romano. Nell'illusione pericolosa che la situazione politica in Italia non destasse alcuna preoccupazione, mi lasciai dunque trascinare nel patriottismo di questa strana congrega di ebrei tedeschi, il che mi offre ora lo spunto per riflettere sul fatto che forse nel dopoguerra eravamo tutti cresciuti a balia della menzogna. Infatti questa gente sarebbe stata frettolosamente definita "nazista" in quasi tutta Europa, mentre su tre persone almeno due fossero tra i sopravvissuti di Mauthausen e Auschwitz ed uno, nientepopodimeno che un alto funzionario comunista allevato tra Berlino, Mosca e le dace del Mar Nero riservate al gotha del Soviet. L'unico personaggio esteticamente assimilabile a queste persone, ed inequivocabilmente nazista, era morto solo pochi anni prima in Spagna nella quale curava il progetto Odessa ed il finanziamento di gruppuscoli armati come quelli palestinesi, che si facevano finanziare da sceicchi, nazisti e comunisti senza molto formalizzarsi. Un'altra persona che ostentava un largo Schmiss sulla guancia e che poteva vantare almeno 12 sfide vinte alla sciabola, anch'egli nazionalista tedesco ed austriaco di nascita, aveva scelta la via nazionalsocialista nell'illusione che fosse "die rechte weg" alla Deutsche Wiedergeburt. General delle Schuetz Staffeln, addetto alla personale sicurezza del Fuehrer, era davvero un uomo che non aveva paura di nulla. Protagonista dei piu' famosi colpi di mano dei sabotatori tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale, il suo nome era Otto von Skorzeny, oggi noto prevalentemente come lo stratega e l'esecutore materiale della rocambolesca liberazione di Benito Mussolini dalla prigione del Gran Sasso; un'operazione da manuale tutt'ora studiata dai reparti speciali in tutto il mondo.
Chi fa la spia...
Non e' figlio ne' di Maria, ne' di Gesu', si sa. Dunque si tratta di una persona che deve avere doti in grado di compensare questa sua maledizione originaria, che degenera sempre in grave malattia fisiologica professionale, per la quale non e' prevista alcuna "causa di servizio", e garantirle, quantomeno, la piu' lunga sopravvivenza possibile su questa terra, visto e considerato che e' predestinata alla dannazione eterna. Come per la maggior parte degl'individui, c'e' "chi ci nasce" e "chi ci diventa", ebbene: solo i primi hanno alte possibilita' di sopravvivere in un mondo in cui nessuno si fida di nessuno. Chi non e' in grado di contare solo su se stesso ed i propri mezzi o tende a fidarsi del primo venuto e' meglio che cambi mestiere, o cerchi di compensare con l'addestramento tecnico questo grave difetto della sua personalita'. Il mio consiglio spassionato sarebbe comunque il primo, ma se proprio lo si volesse fare per forza... Fondamentalmente la spia e' una persona condannata a frustrare la propria affettivita' vita natural durante e a vedere nel proprio prossimo solo un vantaggio o una perdita. Si tratta di un'analisi "costi - benefici" trasformata in ragione di vita, anzi, di sopravvivenza. L'appartenenza ideologica o qualunque altra causa abbracciata per intima convinzione devono necessariamente innestarsi su di una personalita' del primo tipo (chi ci nasce), ma anche l'ideologia, o causa, dev'essere del tipo giusto in modo da non generare una dicotomia permanente o mettere in crisi certezze che in alcuni momenti potrebbero condurre al rimorso, dunque, al sacrificio espiatorio della propria vita. Quando mai la spia cadesse nel fidarsi del proprio prossimo tanto da mettergli in mano la propria vita la regola universale e' una sola: cambiare mestiere. Infatti gli affetti rendono doppiamente vulnerabili sia che rendano felici che infelici, in quanto determinano comunque l'uscita dal proprio ego senza piu' alcuna possibilita' di rientrarvi. La duplice necessita' di compensare la perdita di una consistente percentuale di possibilita' di sopravvivenza, cosi' come quella di salvaguardare i propri affetti dall'invadenza di un mondo spietato, sono la causa piu' frequente dell'abbandono di questa professione, abbandono che non e' sempre del tutto volontario.., ma anche la prova del fatto che di "chi ci nasce" ce n'e' proprio pochi sul "mercato" e che di questi pochi, quasi tutti sono destinati a morire di vecchiaia. Facendo le corna, naturalmente... dimenticavo che la superstizione e' parte integrante del gioco, quasi una compensazione all'eccesso di pragmatismo, oppure la stessa caratteristica che si riscontra nei giocatori di professione il cui DNA e' lo stesso dei nostri antichi progenitori cacciatori.
Non e' figlio ne' di Maria, ne' di Gesu', si sa. Dunque si tratta di una persona che deve avere doti in grado di compensare questa sua maledizione originaria, che degenera sempre in grave malattia fisiologica professionale, per la quale non e' prevista alcuna "causa di servizio", e garantirle, quantomeno, la piu' lunga sopravvivenza possibile su questa terra, visto e considerato che e' predestinata alla dannazione eterna. Come per la maggior parte degl'individui, c'e' "chi ci nasce" e "chi ci diventa", ebbene: solo i primi hanno alte possibilita' di sopravvivere in un mondo in cui nessuno si fida di nessuno. Chi non e' in grado di contare solo su se stesso ed i propri mezzi o tende a fidarsi del primo venuto e' meglio che cambi mestiere, o cerchi di compensare con l'addestramento tecnico questo grave difetto della sua personalita'. Il mio consiglio spassionato sarebbe comunque il primo, ma se proprio lo si volesse fare per forza... Fondamentalmente la spia e' una persona condannata a frustrare la propria affettivita' vita natural durante e a vedere nel proprio prossimo solo un vantaggio o una perdita. Si tratta di un'analisi "costi - benefici" trasformata in ragione di vita, anzi, di sopravvivenza. L'appartenenza ideologica o qualunque altra causa abbracciata per intima convinzione devono necessariamente innestarsi su di una personalita' del primo tipo (chi ci nasce), ma anche l'ideologia, o causa, dev'essere del tipo giusto in modo da non generare una dicotomia permanente o mettere in crisi certezze che in alcuni momenti potrebbero condurre al rimorso, dunque, al sacrificio espiatorio della propria vita. Quando mai la spia cadesse nel fidarsi del proprio prossimo tanto da mettergli in mano la propria vita la regola universale e' una sola: cambiare mestiere. Infatti gli affetti rendono doppiamente vulnerabili sia che rendano felici che infelici, in quanto determinano comunque l'uscita dal proprio ego senza piu' alcuna possibilita' di rientrarvi. La duplice necessita' di compensare la perdita di una consistente percentuale di possibilita' di sopravvivenza, cosi' come quella di salvaguardare i propri affetti dall'invadenza di un mondo spietato, sono la causa piu' frequente dell'abbandono di questa professione, abbandono che non e' sempre del tutto volontario.., ma anche la prova del fatto che di "chi ci nasce" ce n'e' proprio pochi sul "mercato" e che di questi pochi, quasi tutti sono destinati a morire di vecchiaia. Facendo le corna, naturalmente... dimenticavo che la superstizione e' parte integrante del gioco, quasi una compensazione all'eccesso di pragmatismo, oppure la stessa caratteristica che si riscontra nei giocatori di professione il cui DNA e' lo stesso dei nostri antichi progenitori cacciatori.
Il capo del controspionaggio della STASI, Begleiter General Markus Wolf, nome di battaglia "Micha", fu proprio di quelli che morirono di vecchiaia, o quasi, dopo aver guidato per 34 anni ininterrotti il dipartimento da agli stesso creato, la cui funzione era piu' ideologica che di mera sicurezza nazionale. Era questo un uomo che aveva abbracciata la causa sovietica totalmente, tanto da essere il vero referente di Mosca nella Germania Est, oltre che autentico rivoluzionario di professione. Protagonista di tutti i piu' importanti intrighi e piu' preoccupato per il Socialismo che per la Nazione, si sentiva un cittadino del mondo e non teneva in nessun conto la sua nazionalita', ma nonostante cio', fu comunque uno dei piu' importanti artefici della riunificazione, anche se ne ando' egli stesso deluso, sebbene per motivi del tutto opposti a quelli dei suoi, e miei amici la cui storia ho qui raccontato.La sua fu una carriera politica prima che tecnica, infatti, gia' a 24 anni era considerato un funzionario di altissima qualita' ed aveva gia' percorso con grande profitto tutti i gradi dell'istruzione dell'intelligentija sovietica riservata ai quadri piu' elevati del PCUS. Fu un personaggio di secondo piano, ma solo per necessita' operative, in realta' corrispondeva da pari a pari con il raffinato ex direttore del KGB, e poi Segretario del PCUS Juri Andropov, ma fu anche un entusiasta sostenitore della rifondazione socialista di Michail Gorbaciov. La sua fede nel Socialismo fu sempre incrollabile fino alla morte. Egli lascio' il servizio attivo sei anni dopo questi fatti, per fare cio' che fanno quasi tutte le spie disoccupate: scrivere le proprie memorie o, perlomeno cosi' doveva apparire. Questo e' un tratto della personalita' della spia che non ho considerato attentamente nelle mia frettolosa analisi: mancava la faustiana confessione liberatoria... e "faust" in tedesco si traduce con "pugno"... ma si tratta di casi talmente rari che non li si puo' porre a paradigma, in quanto i sopravvissuti al tritacarne segreto che vanno sotto il nome di "agenti operativi" sono sempre molto pochi ed ancor meno li sono quelli che diventano famosi. E' difficile rendere ora una descrizione fisica del personaggio in quanto all'epoca non esistevano sue fotografie che vennero rese pubbliche solo in epoca successiva. Si trattava di una persona di alta statura, elegante, colta e spregiudicata. Come sempre, il miglior ritratto che ne viene dato e' quello dell'addetto ai lavori Le Carre' che lo identifica in un suo romanzo con il nome in codice "Karla", ma il rispetto delle regole cavalleresche dovuto all'appartenenza di Le Carre' allo stesso ambiente, gli impose sempre di negare che il suo personaggio fosse in realta' Wolf, anche se permangono ormai pochi dubbi al riguardo. Questo rocambolesco personaggio viene ormai associato alla guerra segreta tra Germania Est e Germania Ovest quasi fosse una figura leggendaria... in realta' non vi fu una guerra tra le due Germanie, solo la solita guerra di Socialismo contro resto del mondo, ovvero la lotta tra comunismo e capitalismo di Karl Marx. Il ridurre ad un fatto di sovranita' nazionale un fatto meramente ideologico e' una delle tante mistificazioni della storia novecentesca, cosa che il marxismo ha sempre e pervicacemente confusa con la formazione politica, soprattutto dopo la lezione di Lenin e la sua artificiosa invenzione del "riformismo storico", ormai aggiunto a tutti gli altri veti ideologici e "digerito" pressoche' ovunque, e non solo nelle nazioni socialiste. In realta' anche Micha era tedesco, sebbene educato in URSS alla guerra contro il nazismo, prima, ed a quella contro il capitalismo, poi, ma forse le due erano cose piu' simili di quanto non si creda. Si trattava indubbiamente di un idealista, ma cio' che lo rese un uomo potente fu proprio il fatto di essere "ontologicamente" marxista, quindi votato al principio machiavellico de "il fine giustifica i mezzi". Nessun'altra ideologia e' stata infatti mai piu' efficace di questa nel produrre soldati professionisti di altissima qualita': nemmeno il nazionalsocialismo, nel quale esisteva una componente mistico-pagana che al materialismo marxista mancava del tutto; e abbiamo gia' detto del fatto che quando la spiritualita' fa capolino il pragmatismo indispensabile allo svolgimento corretto di questo "lavoro", va inevitabilmente in pezzi.
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