Der Schmiß

Memorie e considerazioni scaturite da un viaggio nella Germania ex comunista. Il caos nella disposizione di capitoli e paragrafi e' il frutto dell'elaborazione. Dunque il testo verra' continuamente modificato per essere (si spera) stampato da qualche parte; con il che non intendo sulla mia stampante personale, naturalmente. :-) Ringrazio sentitamente chi ha pensato che queste poche righe potessero trovare l'onore della pubblicazione e cerchero' di essere degno della fiducia accordatami.

venerdì 5 gennaio 2007

A Voi, Signori (Der Schmiß) Cap I

Capitolo I

"Tutto cio' che passa e' soltanto un simbolo" Johann Wolfgang Goethe (da "Faust")

L'albero della vita secondo la qabbala
9 Novembre Yesod & Schicksalstag
Il numero nove e' per la qabbala ebraica connotato dalla sephiroth chiamata Yesod: l'ultima prima del compimento e la piu' misteriosa fra tutte. Il 9 novembre e' per i tedeschi lo Schicksalstag, ovvero: "il giorno del destino", quindi non stupisca il fatto che in questa data siano occorsi avvenimenti storici di grande rilevanza per la nazione tedesca. Nel 1848 venne giustiziato il patriota Robert Blum e falli' la Rivoluzione di Marzo, nel 1918, venne detronizzato il Kaiser Guglielmo II, nel 1923 avvenne il putsch nazista della birreria di Monaco, nel 1938 la Notte dei Cristalli e nel 1989 cadde il muro di Berlino. Inoltre, Adolf Hitler nacque nel 1889: cent'anni esatti dopo, il muro che divideva in due la Germania, venne abbattuto. Si potrebbero trovare altre relazioni del genere senza troppo sforzarsi, come rileva Giorgio Galli nel suo "Hitler e il nazismo magico". Curiosamente, la somma cabalistica dei numeri componenti l'anno "1989" (1+9+8+9) da sempre per risultato "9". Come avviene per tutti i popoli dotati di una lunga e travagliata storia, il tema del destino e' stato elaborato in ogni contesto della cultura germanica, e' dunque piu' che probabile che queste date siano state inserite a forza dalla mano di un uomo, piu' incline di altri a vedere ovunque un certo simbolismo, soprattutto dopo la grande popolarita' delle tesi di Oswald Spengler. Che cio' sia "predestinazione" o manipolazione umana, ha poca importanza: cio' e' avvenuto, dunque rimane scritto nella Storia. Comunque e' difficile il pensare che il pur gia' potentissimo numero 2 della STASI e capo storico del controspionaggio della DDR, abbia scelta la data della sua morte, avvenuta, meno di un mese fa, proprio il 9 novembre 2006. Difficile, anche se non impossibile, soprattutto perche' i servizi segreti, in genere, si compiacciono spesso di fare uso del simbolismo per comunicare, inviare messaggi all' "opposizione", ma anche per creare artificiosamente, o assecondare, istanze politiche e culturali ritenute "produttive". In quest'attivita', solo quando il messaggio e' del tutto indecifrabile si fa appello alla "coincidenza". Ammesso e non concesso che dell'ennesimo "messaggio" si sia trattato, nessuno oltre il destinatario ne sapra' mai nulla. Ci si potrebbe sbizzarrire in ipotesi piu' o meno fantasiose (ma non troppo) e volendo fare girare il cervello a vuoto si potrebbe pensare a Vladimir Bukovskij ed alla sua tesi secondo la quale, una volta raggiunto un accordo tra Internazionale Comunista e Socialista l'Europa, quindi la costituenda UE, fosse la "casa comune" nella quale il socialismo riformato da Glaznost e Perestrojka avrebbe dovuto approdare. Non erano forse tutti socialisti gli Stati al tempo della fondazione UE? Ebbene: "Yesod" significa per l'appunto "Fondazione". Inutile alchimia di simboli e parole, ma in questi accostamenti un certo fascino lo si deve ammettere: esiste. Tutte fantasie, naturalmente, le sole che mi permetto d'introdurre in queste poche righe, poiche' tutto il resto e' stato vita vissuta di cui chi scrive, insieme ad altri, vuole portare oggi una testimonianza, ancorche' inutile per cambiare lo stato delle cose in Europa, la quale, dopo aver passato lo scettro della civilta' agli USA e' probabilmente destinata a conoscere una nuova decadenza peggiore di quella avvenuta al tempo della caduta dell'Impero Romano. Del resto, e' destino dell'Occidente quello di essere il simbolo del declino e abbiamo gia' detto che per l'uomo faustiano "tutto cio' che passa e' soltanto un simbolo", ovvero, il tramite tra il mondo fisico e quello metafisico e la parola e', per qualunque civilta', ma in particolare per quella occidentale, il simbolo per eccellenza. Credo dunque che pochi potrebbero obbiettare sul il fatto che l'Ovest, in genere, soffra di una certa qual predestinazione.

A Voi, Signori (Der Schmiß) Cap II

Capitolo II

« ... e lasciai che così dicessero e credessero, poiché corre gran pericolo a questo mondo chi intraprende il difficil mestiere di disingannar gl'ingannati. » G. Casanova (da "Il Duello")

Quello che nella mia mente era solo un èscamotage per fare rivedere la sua Germania al mio maestro, fu invece l'unica occasione che ebbi per espletare la mia attivita' di musicologo assai male in arnese, unitamente ad altre esigenze insite nella mia doppia professione, delle quali sarebbe oltremodo noioso il parlare qui. L'occasione del Festival Sagittariano - come denominavamo questo evento in Italia - di Dresda si presentava quindi come la possibilita' di esibire qualche studio che all'epoca ritenevo di fondamentale importanza per la musicologia mondiale... e dall'accoglienza che ricevetti in seguito, m'illusi fino che lo fosse davvero. Ci voleva un paese comunista per fare cio' che in Italia non mi era mai riuscito di fare a causa della mia cronica carenza di "pezzi di carta", e a nulla valeva il fatto che avessi girato tutti i sancta sanctorum della rinascente auffuehrungspraxis musicale europea in qualita di allievo, esecutore e fino d'insegnante. La DDR era meno comunista di quanto non la fosse l'Italia stessa, ma all'epoca nessuno se ne rendeva ancora conto poiche' c'era una guerra fredda da vincere e gli schieramenti dei patti contrapposti prescindevano bellamente dal fatto che gli stati europei aderenti alla NATO fossero quasi tutti socialisti, mentre gli americani si erano ormai convinti del fatto che una socialdemocrazia fosse realmente diversa da una dittatura del popolo socialista, e forse non l'hanno capito ancora oggi, nonostanto i fulgidi esempi europei. Anche questa fu una cosa che avrebbe potuto avere risvolti politici del tutto inattesi, ma c'e' chi pensa che questi eventi si siano alfine concretizzati, seppure nell'indifferenza di una popolazione europea il cui unico interesse prevalente e' tutt'ora il football che distrae le coscienze fino da un'invasione senza precedenti in tutta la storia continentale dalla caduta dell'Impero Romano. Nell'illusione pericolosa che la situazione politica in Italia non destasse alcuna preoccupazione, mi lasciai dunque trascinare nel patriottismo di questa strana congrega di ebrei tedeschi, il che mi offre ora lo spunto per riflettere sul fatto che forse nel dopoguerra eravamo tutti cresciuti a balia della menzogna. Infatti questa gente sarebbe stata frettolosamente definita "nazista" in quasi tutta Europa, mentre su tre persone almeno due fossero tra i sopravvissuti di Mauthausen e Auschwitz ed uno, nientepopodimeno che un alto funzionario comunista allevato tra Berlino, Mosca e le dace del Mar Nero riservate al gotha del Soviet. L'unico personaggio esteticamente assimilabile a queste persone, ed inequivocabilmente nazista, era morto solo pochi anni prima in Spagna nella quale curava il progetto Odessa ed il finanziamento di gruppuscoli armati come quelli palestinesi, che si facevano finanziare da sceicchi, nazisti e comunisti senza molto formalizzarsi. Un'altra persona che ostentava un largo Schmiss sulla guancia e che poteva vantare almeno 12 sfide vinte alla sciabola, anch'egli nazionalista tedesco ed austriaco di nascita, aveva scelta la via nazionalsocialista nell'illusione che fosse "die rechte weg" alla Deutsche Wiedergeburt. General delle Schuetz Staffeln, addetto alla personale sicurezza del Fuehrer, era davvero un uomo che non aveva paura di nulla. Protagonista dei piu' famosi colpi di mano dei sabotatori tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale, il suo nome era Otto von Skorzeny, oggi noto prevalentemente come lo stratega e l'esecutore materiale della rocambolesca liberazione di Benito Mussolini dalla prigione del Gran Sasso; un'operazione da manuale tutt'ora studiata dai reparti speciali in tutto il mondo.


Chi fa la spia...
Non e' figlio ne' di Maria, ne' di Gesu', si sa. Dunque si tratta di una persona che deve avere doti in grado di compensare questa sua maledizione originaria, che degenera sempre in grave malattia fisiologica professionale, per la quale non e' prevista alcuna "causa di servizio", e garantirle, quantomeno, la piu' lunga sopravvivenza possibile su questa terra, visto e considerato che e' predestinata alla dannazione eterna. Come per la maggior parte degl'individui, c'e' "chi ci nasce" e "chi ci diventa", ebbene: solo i primi hanno alte possibilita' di sopravvivere in un mondo in cui nessuno si fida di nessuno. Chi non e' in grado di contare solo su se stesso ed i propri mezzi o tende a fidarsi del primo venuto e' meglio che cambi mestiere, o cerchi di compensare con l'addestramento tecnico questo grave difetto della sua personalita'. Il mio consiglio spassionato sarebbe comunque il primo, ma se proprio lo si volesse fare per forza... Fondamentalmente la spia e' una persona condannata a frustrare la propria affettivita' vita natural durante e a vedere nel proprio prossimo solo un vantaggio o una perdita. Si tratta di un'analisi "costi - benefici" trasformata in ragione di vita, anzi, di sopravvivenza. L'appartenenza ideologica o qualunque altra causa abbracciata per intima convinzione devono necessariamente innestarsi su di una personalita' del primo tipo (chi ci nasce), ma anche l'ideologia, o causa, dev'essere del tipo giusto in modo da non generare una dicotomia permanente o mettere in crisi certezze che in alcuni momenti potrebbero condurre al rimorso, dunque, al sacrificio espiatorio della propria vita. Quando mai la spia cadesse nel fidarsi del proprio prossimo tanto da mettergli in mano la propria vita la regola universale e' una sola: cambiare mestiere. Infatti gli affetti rendono doppiamente vulnerabili sia che rendano felici che infelici, in quanto determinano comunque l'uscita dal proprio ego senza piu' alcuna possibilita' di rientrarvi. La duplice necessita' di compensare la perdita di una consistente percentuale di possibilita' di sopravvivenza, cosi' come quella di salvaguardare i propri affetti dall'invadenza di un mondo spietato, sono la causa piu' frequente dell'abbandono di questa professione, abbandono che non e' sempre del tutto volontario.., ma anche la prova del fatto che di "chi ci nasce" ce n'e' proprio pochi sul "mercato" e che di questi pochi, quasi tutti sono destinati a morire di vecchiaia. Facendo le corna, naturalmente... dimenticavo che la superstizione e' parte integrante del gioco, quasi una compensazione all'eccesso di pragmatismo, oppure la stessa caratteristica che si riscontra nei giocatori di professione il cui DNA e' lo stesso dei nostri antichi progenitori cacciatori.
Markus Wolf

Il capo del controspionaggio della STASI, Begleiter General Markus Wolf, nome di battaglia "Micha", fu proprio di quelli che morirono di vecchiaia, o quasi, dopo aver guidato per 34 anni ininterrotti il dipartimento da agli stesso creato, la cui funzione era piu' ideologica che di mera sicurezza nazionale. Era questo un uomo che aveva abbracciata la causa sovietica totalmente, tanto da essere il vero referente di Mosca nella Germania Est, oltre che autentico rivoluzionario di professione. Protagonista di tutti i piu' importanti intrighi e piu' preoccupato per il Socialismo che per la Nazione, si sentiva un cittadino del mondo e non teneva in nessun conto la sua nazionalita', ma nonostante cio', fu comunque uno dei piu' importanti artefici della riunificazione, anche se ne ando' egli stesso deluso, sebbene per motivi del tutto opposti a quelli dei suoi, e miei amici la cui storia ho qui raccontato.La sua fu una carriera politica prima che tecnica, infatti, gia' a 24 anni era considerato un funzionario di altissima qualita' ed aveva gia' percorso con grande profitto tutti i gradi dell'istruzione dell'intelligentija sovietica riservata ai quadri piu' elevati del PCUS. Fu un personaggio di secondo piano, ma solo per necessita' operative, in realta' corrispondeva da pari a pari con il raffinato ex direttore del KGB, e poi Segretario del PCUS Juri Andropov, ma fu anche un entusiasta sostenitore della rifondazione socialista di Michail Gorbaciov. La sua fede nel Socialismo fu sempre incrollabile fino alla morte. Egli lascio' il servizio attivo sei anni dopo questi fatti, per fare cio' che fanno quasi tutte le spie disoccupate: scrivere le proprie memorie o, perlomeno cosi' doveva apparire. Questo e' un tratto della personalita' della spia che non ho considerato attentamente nelle mia frettolosa analisi: mancava la faustiana confessione liberatoria... e "faust" in tedesco si traduce con "pugno"... ma si tratta di casi talmente rari che non li si puo' porre a paradigma, in quanto i sopravvissuti al tritacarne segreto che vanno sotto il nome di "agenti operativi" sono sempre molto pochi ed ancor meno li sono quelli che diventano famosi. E' difficile rendere ora una descrizione fisica del personaggio in quanto all'epoca non esistevano sue fotografie che vennero rese pubbliche solo in epoca successiva. Si trattava di una persona di alta statura, elegante, colta e spregiudicata. Come sempre, il miglior ritratto che ne viene dato e' quello dell'addetto ai lavori Le Carre' che lo identifica in un suo romanzo con il nome in codice "Karla", ma il rispetto delle regole cavalleresche dovuto all'appartenenza di Le Carre' allo stesso ambiente, gli impose sempre di negare che il suo personaggio fosse in realta' Wolf, anche se permangono ormai pochi dubbi al riguardo. Questo rocambolesco personaggio viene ormai associato alla guerra segreta tra Germania Est e Germania Ovest quasi fosse una figura leggendaria... in realta' non vi fu una guerra tra le due Germanie, solo la solita guerra di Socialismo contro resto del mondo, ovvero la lotta tra comunismo e capitalismo di Karl Marx. Il ridurre ad un fatto di sovranita' nazionale un fatto meramente ideologico e' una delle tante mistificazioni della storia novecentesca, cosa che il marxismo ha sempre e pervicacemente confusa con la formazione politica, soprattutto dopo la lezione di Lenin e la sua artificiosa invenzione del "riformismo storico", ormai aggiunto a tutti gli altri veti ideologici e "digerito" pressoche' ovunque, e non solo nelle nazioni socialiste. In realta' anche Micha era tedesco, sebbene educato in URSS alla guerra contro il nazismo, prima, ed a quella contro il capitalismo, poi, ma forse le due erano cose piu' simili di quanto non si creda. Si trattava indubbiamente di un idealista, ma cio' che lo rese un uomo potente fu proprio il fatto di essere "ontologicamente" marxista, quindi votato al principio machiavellico de "il fine giustifica i mezzi". Nessun'altra ideologia e' stata infatti mai piu' efficace di questa nel produrre soldati professionisti di altissima qualita': nemmeno il nazionalsocialismo, nel quale esisteva una componente mistico-pagana che al materialismo marxista mancava del tutto; e abbiamo gia' detto del fatto che quando la spiritualita' fa capolino il pragmatismo indispensabile allo svolgimento corretto di questo "lavoro", va inevitabilmente in pezzi.

A Voi, Signori (Der Schmiß) Cap III e seguenti

Capitolo III e seguenti

"Una cultura nasce nell'attimo in cui una grande anima si desta dallo stato psichico originario dell'eternità eternamente fanciulla e se ne distacca, come una forma da ciò che è privo di forma, come qualcosa di limitato e di perituro dall'illimitato e dal permanente. Essa fiorisce sulla base di un territorio delimitabile in modo preciso, al quale rimane vincolata come una pianta. Una cultura perisce quando quest'anima ha realizzato l'intera somma delle sue possibilità sotto forma di popoli, di lingue, di dottrine religiose, di arti, di stati e di scienze, ritornando quindi nel grembo della spiritualità originaria." Oswald Spengler (da "Il tramonto dell'Occidente")

Schicksalstag: Berlin 1989
Il 9 novembre 1989 il muro di Berlino cadde apparentemente per uno dei tanti errori di comunicazione della ormai sfiancata DDR. La radio di stato diede notizia (guardacaso alle 9 di mattina) della liberalizzazione delle uscite dai confini della nazione, ratifica un po' tardiva del fatto che l'emorragia demografica avveniva gia' attraverso tortuosi giri per Austria e Polonia, ma la popolazione ammassata da tempo sotto all'edificio decise che l'ora era venuta e il comando della VolksPolizei ritenne di non dover intervenire, anzi ritiro' il personale, forse sollecitato dalla STASI che, attraverso Markus Wolf, aveva un referente molto vicino alla Perestrojka di Herr Gorbachov. Probabilmente furono proprio gli agenti del controspionaggio a sobillare il popolo ad abbattere il muro: meraviglie del materialismo dialettico. Iniziava la riunificazione della Germania in assenza della Germania stessa, ma furono in pochi ad accorgersene immediatamente. Alcune delle persone citate qui avevano capito con largo anticipo che il finale sarebbe stato diverso da quello che essi avevano auspicato. Non della fine di una segregazione si sarebbe trattato, ma della sepoltura dello stesso ideale nazionale sotto i calcinacci del muro. Probabilmente cio' che resta di von Clausewitz viene venduto ora, frammischiato alle macerie a mo' di ricordino sull'Unter den Linden.

non era finito che da 2 giorni


Dresden 1980
"Herr Professor... Herr Arnolfini ..." Un rapido e compito inchino del capo e cent'anni scomparvero di colpo, come non fosse accaduto nulla: ne' Rivoluzione di Ottobre, ne' Grande Guerra, ne' NazionalSocialismo, ne' IIa Guerra Mondiale, ne' Globalizzazione... nulla: reset alla Repubblica di Weimar senza alcuna stazione intermedia. Il fantasma di Hindenburg si era reincarnato senza che nessuno gliel'avesse richiesto. Il mio compito anfitrione, cosi' come il mio augusto accompagnatore, viveva nel passato e di questo portava tutti i segni ben visibili ed orgogliosamente ostentati; soprattutto lo Schmiß sulla guancia destra. E questo era ben altro che un semplice sfregio procuratosi in duello all'universita' di Magdeburgo; era un segno di appartenenza che nessun chirurgo estetico avrebbe mai piu' potuto cancellare senza rimuovere con esso l'anima di chi lo portava, anzi, la coscienza stessa di tutto un Volk, o Nation, se fichtianamente inteso. Tutte cose che oggigiorno farebbero ridere a causa del feroce anacronismo, nondimeno, questo passato remoto mi stava di fronte nell'anno "di grazia" 1980: assolutamente "presente" e percepibile; di fronte e a fianco, in quanto la persona che mi accompagnava ne era un'immagine speculare, ma io stesso ne avevo assunta senz'accorgermene una parte in virtu' degl'insegnamenti ricevuti. Si trattava di una specie di investitura ufficiosa ed ufficiale insieme, come avviene sempre quando i vecchi sentono che "tempus fugit", quindi l'impellente necessita' di affidare a qualcuno la propria testimonianza perche' la catena della Tradizione non possa essere interrotta; spesso accade che nell'emergenza non vi sia molta possibilita' di scelta circa la dignita' dell'erede, ma, nonostante questo, con la caduta del muro di Berlino, si puo' ben dire che la missione alfine e' stata compiuta, sebbene i risultati siano stati opposti a quelli auspicati oltre che lungamente, pazientemente perseguiti. Purtroppo la morte non risparmio' a questi, e ad altri, valorosi la dolorosa consapevolezza di aver conquistata la proverbiale vittoria di Pirro.
La Mensur

Ci trovavamo a Dresda, nel cuore della Sassonia, la culla della Rinascita Tedesca che, insieme con Norimberga, vide la consacrazione di quel regime che per molti sembrava predestinato a compierla, mentre fu proprio la causa prima della sua totale, irreversibile, distruzione; la DDR socialista era una specie di obitorio nel quale stavano ben allineati tutti i cadaveri della storia della Nazione sotto allo sguardo vigile di un eroe popolare sovietico, con il parabellum spianato, che sembrava appena uscito da un manifesto di Majakovskij; casomai qualcuno avesse tentata la fuga... Curiosamente, la Germania "vera" era rimasta piu' ad est che ad ovest, dove il modello di sviluppo USA aveva prevalso rimuovendo con il mercato le macerie della coscienza storica prima ancora che quelle causate dai bombardamenti aerei. Infatti, ad est, le macerie fisiche e spirituali stavano ancora tutte li' e nessuno si sognava nemmeno lontanamente di rimuoverle: a causa di un'economia depressa dal comunismo, ma soprattuto come monito: il solito "vae victis" che il Soviet esasperava con la crudelta' alla quale ci ha resi avvezzi in piu' di 70 anni di pugno di ferro e destabilizzazioni in ogni angolo del mondo; una crudelta' al cui confronto il regime nazista avrebbe potuto apparire davvero come qualcosa di incomparabilmente piu'"democratico", oltre che piu "Teutsch", naturalmente. Il socialismo della DDR era formalmente basato sull'industria e l'artigianato, ne' piu', ne' meno di quanto non lo fosse stato il nazismo stesso, ma al contrario di questo, non seppe ricreare quello stesso benessere diffuso che il popolo tedesco non aveva mai conosciuto prima di Adolf Hitler: prima di essere mandato "gloriosamente" al macello, s'intende. L'equa distribuzione della miseria socialista sul suolo germanico si configurava come l'ulteriore e definitivo insulto di Stalin, una punizione accettata dalla societa' internazionale piu' per le implicazioni economiche che questa comportava, che non per la guerra fredda e l'incombente minaccia di una nuova guerra assai piu' distruttiva di tutte quelle che l'avrebbero preceduta. In un simile contesto culturale il patriottismo fuori tempo massimo di questi redivivi cavalieri teutonici acquistava davvero un senso compiuto e gettava il guanto della sfida in faccia ad un mondo che non avrebbe mai piu' avuto il fegato per raccoglierlo, tantomeno dopo la riunificazione delle due Germanie che spazzo' via con la miseria anche cio' che dell'identita' tedesca era ancora sopravvissuto nell'ibernazione socialista.

Il nostro anfitrione era un uomo alto e asciutto, piu' o meno come il mio Vate, ma, nonostante i segni sul volto, i duri e compiti signori erano entrambi di confessione ebraica, non ex nazisti, anzi si sorbirono qualche anno di lager nonostante fossero stati brillanti ufficiali della Wehrmacht, decorati con croce di ferro con o senza fronde, ora non ricordo esattamente. Quasi due gemelli, a vedersi. Probabilmente la loro situazione "razziale" venne scoperta dopo, ma le onoreficenze rimasero nonostante le persecuzioni e vennero mantenute fino alla loro scomparsa per cio' che ne so. Questi ex militari di provata capacita' erano anche due grandi artisti; due "Dirigenten", ovvero direttori d'orchestra, letterati, pittori... sapevano fare tutto. E questo proprio perche' erano stati abituati ad amministrare il proprio tempo con una ferrea disciplina. L'uno viveva nella Deutsche Demokratische Republik e si era fatto sozialdemokratische (leggi comunista), l'altro in Italia dove si era fatto... prevalentemente gli affari propri rimuginando il passato in un presente al quale non riusci' mai ad adattarsi dopo la fine della guerra, giungendo quasi a convincersi che Hitler e Mussolini non avevano avuto forse tutti i torti a fare la guerra a quel mondo che poi gli si era manifestato cosi' impossibile a viversi. Bastava osservare come i due reduci si guardavano durante il loro primo saluto dopo piu' di 30 anni, per capire come tutto fosse cambiato intorno, ma non nel loro modo di ricordare: un solo moto degli occhi era bastato per confessarsi la nostalgia della comune giovinezza, ma la dignita' fu tale che nemmeno quando furono ebbri di birra e di schnaps si misero a piangere per la commozione. L'uno, il primo, rovino' semplicemente sul tavolo costringendomi a chiamare il compagno segretario, mettendo alla prova il mio sgangheratissimo tedesco, temendo che il pover uomo avesse esalato l'ultimo respiro. Naturalmente, l'efficienza comunista fu quella storica, infatti non venne nessuno, dunque mi dovetti mettere in spalla i corpi inerti di entrambi gli anziani signori e coricarli in malo modo nella prima camera che, mi pareva, fosse stata loro assegnata. Va considerato che un errore di "zimmer", in quel paradiso del popolo, avrebbe innescati effetti burocratici a catena e costretti molti funzionari a lagnarsi, o a fingere di farlo per non apparire responsabili agli occhi dei superiori, quindi, s'immagini il peso della responsabilita' che gravava sulle mie spalle, ben piu' che le, per altro leggere, vestigia del passato che dovetti volentieri trasportare.
il sauro all'epoca del soviet

Infatti fu cosi'. Il compagno non-ricordo-come-si-chiamava aveva un diavolo per capello perche' una frau dal nome simile al suo si era lamentata di aver trovata una stanza "in disordine", dunque minacciava a voce alta deferimenti alla segreteria del partito e fino al Soviet supremo a causa dell'insopportabile affronto alle sue competenze. Si trattava davvero di un perfetto sincretismo tra l'efficientismo teutonico e la burocrazia sovietica, ma cio' ricordava molto anche la petulanza, ancora peggiore, dei funzionari cinesi deputati ad analogo ufficio. Tutto il mondo e' paese, ma sotto falce e martello lo e' un po' di piu'. Tanto io sono sempre stato italiano, dunque, capivo solo una lamentela su tre, percio' potevo anche permettermi di ridere apertamente del signore sudato che si dimenava per due cuscini, ma in cuor mio ridevo ancor piu' all'idea che questo ignorava che i due sfregiati aveveno un amico fraterno piuttosto importante nella DDR, il cui nome faceva Markus... Non staro' qui a spiegare cosa fosse lo STASI, si pensi ad una specie di Gestapo molto piu' efficiente; ebbene, questo tale ne era il capo riconosciuto e temuto; un po' come potrebbe essere Violante in Italia, per intenderci. Ma siccome, sbronza o non sbronza, gli augusti patrioti usavano alzarsi molto presto, intorno alle quattro di mattina, indipendentemente dall'ora in cui si erano coricati, li trovai entrambi nel salone delle prove intenti ad ascoltare mottetti di Heinrich Schuetz, Samuel Scheidt e fino dell'oriundo italiano Carlo Giuseppe Peranda gia' alle sette, cosa disumana e insopportabile per noi italici che non cominciamo mai le prove prima delle dieci e mezza; le musiche erano di compositori cinque-seicenteschi la cui opera veniva scodellata tutta quanta ad un pubblico che forse avrebbe preferito qualcosa di piu' moderno... ma i musicologi sono una razza a parte, del tutto simile ai topi di biblioteca. I gruppi, allora nascenti, di musica antica che studiavano l'Auffuehrungspraxis con lo stesso piglio con cui si studiano gli Evangeli o Das Kapital, non avevano ancora raggiunta ne' una decente maturita' stilistica, ne' esecutiva, e a volte davano l'impressione di lavorare un po' contro voglia, ma l'evento era in se' piuttosto importante per gli studiosi, tanto che tutte le serate vennero registrate e trasmesse fino dalla lontana RAI Sovietica italiana: nessuna esclusa... una noia mortale ascoltare i pur bellissimi mottetti di Schuetz uno dietro all'altro come in una catena di montaggio. Ma i nostri eroi stavano seduti immobili, assorti e soddisfatti come un faraone sul trono: ne' una gamba accavallata, ne' un dito fuori posto; piuttosto che tossire si sarebbero fatti harakiri... come ora, insomma. Probabilmente il rumore di un telefonino, ove l'avessero inventato, avrebbe determinato la fucilazione per direttissima sul posto del malcapitato che l'avesse fatto squillare. Questo per descrivere il clima religioso nel quale ogni pubblico stava immerso in qualunque spettacolo con una qualsiasi valenza culturale, pure cosi' desueta, come nel caso della musica antica. Dovetti attendere le 10 prima di poter salutare il Maestro e il suo augusto amico.
Dresden KreuzChor

Quindi ci si saluta cordialmente, dimenticando diplomaticamente la movimentata notte precedente, si discorre brevemente del repertorio, dell'esecuzione, della necessita' di renderla un po' meno asettica e poi si conversa con i protagonisti che mostrano di avere tutti la fame atavica dei musicisti-servi ancien regime, in quanto divorano ogni cosa con la rapidita' del fulmine, non senza fornire risposte esaurienti alle domande ricevute, anche se con le voci un po' ingolfate dai kuecheln. Per il pomeriggio decidiamo di accettare la proposta di alcuni componenti del KreuzChor e fare un po' di Kammer Musik in compagnia. Un affiatato quartetto locale si cimentera' nel famoso quintetto con clarinetto di J. Brahms op. 115 in h moell, che e' uno dei miei preferiti, come del mio maestro e, scopriro' poi, del suo amico, il che non finisce per stupirmi affatto. Magari si potra' concludere con qualche canone sconcio di Mozart e Beethoven eseguito a cappella mentre si gozzoviglia un po' e si parla male del governo... ma mi dicono che anche Frau Heller costituisce un argomento degno di essere approfondito e, forse, altrettanto sconcio; del resto ne ho avuto il sospetto il mattino stesso mentre si produceva in evoluzioni un po' troppo dispendiose per giustificare il suo zelo nel riassettare la mia "zimmer": ma siccome ero in ritardo ed erano "gia'" le sei e mezza... Parlare male del governo... gia'. In un posto in cui ogni 100 persone c'e' un agente STASI ed ogni famiglia controlla i suoi componenti e spesso li denuncia all'autorita' non e' certo cosa molto raccomandabile per quei poveretti che in questa prigione continueranno a viverci anche dopo la nostra partenza. Noi siamo indubbiamente dei privilegiati, in quanto viaggiatori, ma anche perche' i due vecchi godono di altissime protezioni proprio nella polizia segreta della repubblica. Tra noi possiamo parlare di tutto, ma ai comuni cittadini, basterebbe una delazione per perdere il posto o finire interrogati, malmenati e poi "rieducati" in qualche sperduta provincia del nord. Si diceva della Gestapo nazista... ho appreso con sconcerto che i temutissimi poliziotti esercitavano un controllo all'acqua di rose sul territorio tedesco. Quelli di ora sono indubbiamente molto piu' professionali e non si tratta solo di tecnologia; e' il medesimo terrore che si registra in ogni stato comunista o socialista, tanto e' lo stesso, nel quale non ci sono piu' padri, madri, figli, ma solo compagni l'uno contro l'altro pur di sopravvivere. E non si dica che e' un traviamento del pensiero originario marxista, in quanto non si tratta d'altro se non dell'applicazione burocratica del verbo del "buon" Karl Marx. Meglio parlare delle grazie e della generosita' di Frau Heller... povera donna, anche lei.
Dresda: il castello Zwingler
Chi crede che il tedesco sia una lingua gutturale e sgraziata, si sbaglia di grosso. A sentirlo parlare correttamente suona dolce e melodioso, con una cadenza musicale che somiglia molto a quella dei nostri bergamaschi o bresciani. E cosi' era il discorso tra i due maestri nel quale non intervenivo per non rompere l'incantesimo del suono che scaturiva da quelle voci; nonostante capissi meno della meta' di cio' che dicevano, vi sentivo l'immenso amore per una cultura vissuta ormai in una dimensione esclusivamente museale. Da Goethe a Hoelderlin, da Bach a Brahms, senza quelle remore ideologiche ne' quei furori iconoclasti di cui soffriamo in Italia, sentivo sciorinare a memoria frammenti di romanzi e poesie, tra cui l' "Hymmen an die Nacht" di Novalis; declamati, non "detti", in quanto la parola e il modo di dirla sta alla base non solo della cultura mitteleuropea, ma di tutta quella occidentale, ma ogni lingua ha la sua musicalita' che non pote' mai essere scritta ne' dai greci ne' tantomeno da noi moderni che abbiamo "superato" fino il pentagramma ed ormai ci esprimiamo con i grugniti. Con un bicchiere di brandy scaldato in mano, a distanza di sicurezza da un focolare crepitante e discontinuo a causa dell'imperizia di chi l'aveva acceso, con la neve che cadeva fitta e riempiva i lunghi davanzali delle finestre, la sensazione del tempo si perdeva e il fluire della continuita' storica ormai solo sublimata nelle parole dei due vigorosi vecchi sembrava farsi consistente, mentre l'opprimente cappa della dittatura comunista cominciava gia' a marcire lentamente insieme con i tronchi degli alberi. Ogni tanto qualcuno azzardava un passo al pianoforte che stava in fondo alla stanza, al buio; tutto a memoria, come per il resto, e difficilmente si udiva un errore o un'inciampo delle dita. Ebbene questo non e' stato il prodotto del caso. Menti come queste sono state educate in un modo opposto a cio' che si fa oggi in quasi tutto il mondo. Quando gente cosi' andava alla guerra anche la guerra era diversa perche' la dimensione umana conta ed e' solo l'applicazione pedissequa di una qualunque ideologia a rendere l'uomo una macchina. Oggi qualcuno mi chiede perche' un soldato si occupa di arte, quasi fossero cose incompatibili la guerra e l'arte. Certo, dove la gente si fa esplodere in mezzo ai bambini, e' cosi' ma la "nostra" guerra, quella maturata nella cultura occidentale giunse fino ad essere una specie di partita di scacchi nella quale le vittime erano pochissime. C'e' chi pensa che si possa giungere ad uno stato di totale pacificazione... queste persone erano d'altro avviso. Perche' "sapevano", non perche' avevano una naturale predisposizione ad uccidere. Sapevano che la pace e' quel periodo che intercorre tra due guerre e che l'uomo e' fatto di spirito e di carne; non si potra' mai giungere al completo dominio di entrambi. Questa e' la saggezza che ci veniva dallo stratificarsi della nostra cultura. Una saggezza che viene oggi marchiata con i luoghi comuni provenienti dalla prassi marxista, a cui molti nel mondo continuano a credere in modo quasi religioso, senza che l'applicazione di una sola di queste teorie abbia portato ancora ad un risultato positivo, anzi...

Carl von Clausewitz

Ora, i curiosi eroi descritti in queste righe riposano tutti in posti diversi. Sono morti tutti: i protagonisti dieci anni fa a distanza di sei mesi l'uno dall'altro e il loro misterioso amico ora non e' nemmeno un mese, probabilmente senza essersi nemmeno piu' rivisti dopo il pretesto musicale del Festival Sagittariano di Dresda. Del resto la loro Germania e' tornata ad essere unita, ma cio' e' stato accolto senza l'entusiasmo che precedette la lunga e laboriosa gestazione fino dal primo regno di Bis-Marx (il soprannome irriverente che venne appioppato a Eric Honecker). Molti tedeschi hanno vissuta la riunificazione come un peso, soprattutto economico. Sono cambiati, tutto qui. Il nazionalismo e' passato di moda, cosi' come gl'ideali che, per nefasti che fossero, hanno illuso tante persone di potersi elevare al di sopra della dimensione umana, mentre tutto si e' poi risolto nella solita, vecchia gestione del potere: in modo piu' o meno opprimente, ma sempre secondo i canoni classici. Pero', nel bene come nel male, noi siamo quelli che siamo oggi anche grazie alle utopie irrealizzabili e distruttive. L'esperienza diretta non puo' essere sostituita dalla conoscenza-coscienza storica, e a poco valsero gli ammonimenti a ricordare, in quanto gli errori compiuti sono spesso stati identici a quelli del passato. Ma il rassegnarsi all'imperfezione umana senza tentare di superarla in qualche modo e' disumano quanto seguire alla lettera le liturgie politiche o religiose. L'educazione dell'animo umano all'armonia non puo' essere cosa che riguarda solo la politica escludendo tutto il resto; cosi' come il vedere l'arte come fosse avulsa dalle passioni e' ugualmente disumano. Insomma: lo Schmiss non era solo uno sfregio, aveva una valenza piu' profonda di quanto non abbia oggi il tatuaggio realizzato con intenti meramente estetici. Gli uomini impenetrabili descritti qui erano dotati di una vita interiore vivacissima e sapevano dedicarsi all'amore ed agli ideali totalmente. Ebbene, questo mi sembra un modo molto piu' umano di concepire la vita, rispetto all'alternativa che stiamo sperimentando oggi e che non abbiamo il coraggio di mettere in discussione, in quanto siamo ormai sradicati dalla terra che ci ha generati.

A Voi, Signori (Der Schmiß) Cap IX

Capitolo IX

Il complotto giudaico
Abbiamo detto che i protagonisti di questa vicenda avevano un aspetto fisico simile: un aspetto "teutsch" con tutti i crismi. I piu' anziani erano proprio un autentico residuato prussiano, con tanto di Schmiss sulla guancia. Si e' detto anche del fatto che uno di questi si inseri' nel partito socialista della DDR, anche se solo per esigenze pratiche; dunque quale avrebbe mai potuto essere il legame tra questi patrioti old-style alla Robert Blum, ed un alto funzionario comunista, piu' giovane di loro di quasi vent'anni, che aveva in uggia il concetto stesso di Nazione in quanto "ontologicamente" marxista, con il quale condividevano solo l'aspetto esteriore? Ebbene queste persone erano tutte circoncise, ovvero, erano di famiglia ebraica. Erano tutti ebrei non praticanti, il che ci dovrebbe dire del fatto che l'ebraismo viene ancor oggi inteso piu' nel senso della consanguineita' che in quello dell'appartenenza religiosa astratta; del resto, quando un sistema culturale (ed ogni religione e' tale) risiede sul territorio in cui nasce, le due cose coincidono sempre, ma diventa un'operazione impossibile il cercare giustificazioni quando questo si trova disperso ai quattro cantoni del mondo. Se l'ebraismo fosse stato solo una religione per come oggi intendiamo questo termine, probabilmente tanti stermini non sarebbero avvenuti, ma tale non fu mai, in quanto l'identita' ebraica, sulla quale sono occorsi fiumi d'inchiostro, e' un'identita' di popolo talmente forte da conservarsi pressoche' intatta a distanza di duemila anni dall'inizio della diaspora; e non approfondiamo nemmeno il tema della "doppia appartenenza" che e' una necessita' moderna, in quanto nell'antichita' la Religione e' stata quasi sempre anche Stato. Le moderne tesi secondo le quali un'identita' popolare puo' trascendere la terra stessa in cui si e' venuta formando mi paiono realmente insostenibili, soprattutto alla prova della globalizzazione che fa riemergere tutte le appartenenze una dopo l'altra con una conflittualita' resa possibile a causa dell'attenuazione, quando non sparizione, del sistema internazionale basato sul Diritto Pubblico; l'unico che e' stato in grado di relazionare le diverse civilta' residenti in diversi territori su di un piano astratto. Pero' anche l'identita' tedesca e' altrettanto forte; e', o e' stata, l'unica identita' realmente "voelkisch" in tutto l'ambito europeo ed ha avuto modo di concretizzarsi piu' volte in sistemi politici e culturali egemoni, anzi, la maggior parte dell'elaborazione della cultura occidentale e' avvenuta in Germania anche se il seme ne fu gettato altrove. Quando per necessita' storiche l'identita' etno-culturale prende il sopravvento, l'emarginazione, quando non lo sterminio, delle identita' concorrenti sullo stesso territorio diviene storicamente la norma. E' accaduto ovunque, fino dall'epoca assira, e ancora prima di questa. Leggo spesso di patetici tentativi di "ricollocare" o "anticipare" le date della Shoah; di vedere in questa o in quell'altra cosa una "preparazione" allo sterminio nazista. Se si dovesse dare importanza a queste elucubrazioni piu' degne della qabbala che di noi eredi dell'Illuminismo, si darebbe pienamente ragione a tutte le tesi antiebraiche: anche le piu' aberranti. E questo perche' il centro di una Kultur non puo' essere una minoranza sparsa, anche se importante merce' il suo inserimento nel sistema economico e culturale internazionale. Il centro di una cultura e' sempre la maggioranza del popolo che risiede su di un territorio ben delimitato. E' questa che produce la stratificazione di usi, costumi, leggi che vanno poi a formare la Kultur propriamente intesa. I protagonisti di questo racconto si collocano tutti all'interno, o all'esterno del contesto culturale tedesco, in modo "politico" indipendentemente dalla propria appartenenza religiosa, che viene sublimata, o semplicemente rifiutata a seconda dei casi. L'ottusita' dell'ideologia nazista non riusci' a superare la dimensione del "Blut" e conquistare alla propria causa persone come queste, ma a ben vedere l'ebraismo si comporta quasi allo stesso modo quando risiede all'esterno dello stato sovrano di Israele nella perenne, quanto ormai inutile, condizione di diaspora, e questo in quanto il legame di sangue e' sempre piu' forte di quello culturale. Il caso del nazismo fu particolare, in quanto basato sullo stesso materialismo che diceva di voler combattere nel comunismo e in una certa parte del capitalismo. In altri termini, fu la comune matrice socialista, piu' che quella nazionalista, a dettare le condizioni per la "Soluzione finale", tant'e' vero che il metodo sovietico fu identico, se non peggiore. L'ideale patriottico tedesco aveva gia' trovati i luoghi ed i tempi per sublimarsi a sua volta, pur senza far perdere alla propria cultura le radici che rimasero sempre ben salde nel territorio, pertanto il ripristino del legame di sangue somigliava poco al rito iniziatico di cui si e' trattato qui, nel qule era solo un simbolo, mentre fu il frutto del tecnicismo imperante e di cio' che "socialismo scientifico" ed evoluzionismo davano ormai per verita' scientifiche; pseudo-verita' che erano popolari ovunque, non solo in Germania. Anche fisiognomicamente queste persone non avevano nulla in comune con la descrizione che ancora Oscar Wilde dava dell' "ebreo" in piena epoca vittoriana nel suo "Ritratto di Dorian Gray". Aggiungiamo a tutto cio' la constatazione che la storia dei popoli nordici non e' propriamente "pacifica" e giungiamo all'inevitabile tema dell'integrazione e del sincretismo culturale che e' oggi "il problema" in Europa, ovvero la causa stessa della sua decadenza.

A Voi, Signori (Der Schmiß) Appendice

Appendice

Der Schmiß: alcune considerazioni sulla sua moderna interpretazione

I piu' intendono oggi lo sfregio sulla guancia destra solo come un segno di appartenenza di origine mitteleuropea ad una classe sociale elevata. Questa e' l'interpretazione prevalente, accanto a quella manichea del "tutti nazisti" sulla quale vi sarebbe poca materia di discussione considerata la pochezza dei presupposti. In realta' chi scrive ha conosciuto fino ebrei e comunisti che esibivano tale segno di distinzione e chi fosse poco piu' che una bestia dovrebbe sapere bene che nazionalsocialismo quanto bolscevismo sovietico abolirono le classi sociali basate sul censo proprio perche' fondati entrambi sul mito del Volk socialista, anche se diversamente coniugato con nazionalismo o internazionalismo. Quando l'arma bianca era dotazione di ogni soldato, o ufficiale, tale segno era comune in ogni contesto nazionale occidentale, se non oltre, fino dalla notte dei tempi. O qualcuno pensa che le moderne protezioni che usano gli schermidori sportivi abbiano una valenza semplicemente estetica? Pertanto che conclusioni trarne? Semplicemente la solita manipolazione storica a cui siamo ormai avvezzi, sebbene al limite della nausea. Nel contesto storico da Jahn in poi, si trattava prevalentemente di un segno di appartenenza patriottica, quindi e' pacifico che preludesse a creare o consolidare una nuova classe dirigente, ma questa era basata sulla meritocrazia, non sul diritto ereditario; come del resto avviene sempre in tutti i contesti patriottici, dotati di un minimo di organizzazione militare. La prova del duello era di per se' stessa una prova di abilita' e di destrezza ginnica, prima ancora che un rito iniziatico; abilita' non disgiunta dal riconoscimento dei valori su cui si basava l'appartenenza. Del resto, lo stesso Turnen di Jahn nacque con intenti patriottici e fini' per esportare la "ginnastica" in tutto il mondo occidentale. Siccome ogni classe dirigente degna di questo nome e' sempre passata attraverso le universita', ma vivente Platone ne sentiremmo delle belle, ecco spiegato l'arcano, cosi' come il fatto che l'ideologia marxista, che sostituisce la religione cattolica ed ormai viene assunta in mezzo mondo insieme con il latte materno, in dosi da cavallo, che lo si voglia o meno, non sopporta alcun segno di distinzione che non sia tra quelli autorizzati; come ha sempre fatto ogni egemonia, del resto. Poi c'e' la pur giustificata vendetta ebraica che finisce per abbattersi su vecchi ormai inoffensivi o su insegnanti dalle opinioni discutibili e quindi discusse, mentre ignora i reali pericoli ideologici e religiosi, pur di ottenere, si badi, non in Israele, ma in occidente, un regime multiculturale di fatto, distruttivo delle identita' nazionali, e poi tutto il resto del guazzabuglio ideologico conformato al principio del "vae victis". Che tutto cio' avvenga ancora dopo 60 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale dovrebbe pur significare qualcosa, per una mente attenta. Questo qualcosa, a parere di chi scrive, si riassume in cio' che scrisse Oswald Spengler ne "Il tramonto dell'occidente" agli inizi del secolo scorso, e mi si perdoni se cito un testo ideologico, piu' che filosofico, dal quale il nazismo attinse a piene mani, ma chiunque volesse negare che questo non sia in atto, quando non irreversibile, rischierebbe ormai di coprirsi di ridicolo.

Die Mensur: collocazione storico-ambientale

Si tratta di una tradizione che nell'Europa del nord data circa al XV sec. e si inserisce nel contesto goliardico delle confraternite studentesche che in tutte le lingue di ceppo sassone vanno tutt'ora sotto il nome di "Korps". Questa denominazione e' anche la stessa utilizzata dalle varie armi dell'esercito nell'ambito culturale sassone. La Goliardia nelle nazioni sassoni, ma anche anglosassoni, non e' mai stata un fenomeno solo folcloristico, ma una palestra della societa' nella quale erano piu' i doveri che i diritti e cio' e' perfettamente in linea con l'antica tradizione cavalleresca, iniziazione compresa. In un contesto' culturale in cui la ritualita' assume un tale peso il duello costituisce uno dei momenti piu' importanti; una vera e propria iniziazione basata sul sangue in cui ogni adepto ambisce ad essere sfregiato dall'avversario per stabilire un rapporto di fratellanza secondo tutti i piu' antichi riti pagani. Il "cursum honorum" seguira' poi questa prova e l'iniziato dovra' garantire con il rendimento scolastico, il suo comportamento, l'osservazione delle regole di essere degno dell'onore che gli e' stato accordato. Il rapporto e' destinato a durare tutta la vita, come e' facile intuire dal tipo di iniziazione. Nonostante i tempi esistono ancora a tutt'oggi un migliaio di Korps. Naturalmente il nazismo non c'e'ntra niente. (ad usum stultorum)

Letture consigliate
Oswald Spengler: "Tramonto e metamorfosi dell'Occidente"
Globalizzazione e desimbolizzazione delle civiltà hanno significati concettualmente analoghi: Spengler ha cercato di mostrare come sia la cultura simbolica a dare forza e energia vitale a una civiltà, consentendone la crescita. Agli inizi del Novecento, quando Spengler scriveva il suo capolavoro, l'Europa viveva nella venerazione dell'idea di progresso, che, sia pure attraversando alterne fortune, non ha mai abbandonato l'anima dell'uomo faustiano, l'anima dell'Occidente. Quest'uomo appariva trionfante, pronto a colonizzare con la sua idea di civiltà il mondo. L'uomo faustiano mai avrebbe immaginato che popoli ricchi di simbolicità un giorno avrebbero potuto minacciarlo e, forse, ferirlo a morte.

Musiche
Zu Ihnen Meinen Herren ovvero, l'uomo che accetta le sue responsabilita', la sfida, si prepara alle avversita', difende l'alta opinione che ha di se' stesso e ne da pubblicamente prova: l'Onore.
Tod wo ist dein Sieg? ovvero l'uomo che tenta di superare i suoi limiti fino interrogando e sfidando la morte.

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La Firenze dell'Elba

Informazioni personali

Lo PseudoSauro ricopre da tempo immemorabile gravi, anzi, gravissime cariche istituzionali. E' Presidente della Libera Dittatura di Xenofobia, Console Onorario del Grande Satana, Piccolo Satana, ed ogni altro Satana legalmente riconosciuto, presso l'ONU del quale si prepara ad assumere la presidenza una volta rientrato da Loch Ness nel quale si e' recato per far fronte ad una seria questione internazionale nonche' una gradita visita a parenti lontani. La sua competenza su ogni ramo dello scibile umano non deve, e dunque non puo', essere messa in discussione, cosi' come la sua autorevolezza che gli discende direttamente da Sua Maesta' l'Egemonia Culturale Cripto Marxista secondo la piu' pura astrazione politica assolutista.