Capitolo III e seguenti"Una cultura nasce nell'attimo in cui una grande anima si desta dallo stato psichico originario dell'eternità eternamente fanciulla e se ne distacca, come una forma da ciò che è privo di forma, come qualcosa di limitato e di perituro dall'illimitato e dal permanente. Essa fiorisce sulla base di un territorio delimitabile in modo preciso, al quale rimane vincolata come una pianta. Una cultura perisce quando quest'anima ha realizzato l'intera somma delle sue possibilità sotto forma di popoli, di lingue, di dottrine religiose, di arti, di stati e di scienze, ritornando quindi nel grembo della spiritualità originaria." Oswald Spengler (da "Il tramonto dell'Occidente")
Schicksalstag: Berlin 1989Il 9 novembre 1989 il muro di Berlino cadde apparentemente per uno dei tanti errori di comunicazione della ormai sfiancata DDR. La radio di stato diede notizia (guardacaso alle 9 di mattina) della liberalizzazione delle uscite dai confini della nazione, ratifica un po' tardiva del fatto che l'emorragia demografica avveniva gia' attraverso tortuosi giri per Austria e Polonia, ma la popolazione ammassata da tempo sotto all'edificio decise che l'ora era venuta e il comando della VolksPolizei ritenne di non dover intervenire, anzi ritiro' il personale, forse sollecitato dalla STASI che, attraverso Markus Wolf, aveva un referente molto vicino alla Perestrojka di Herr Gorbachov. Probabilmente furono proprio gli agenti del controspionaggio a sobillare il popolo ad abbattere il muro: meraviglie del materialismo dialettico. Iniziava la riunificazione della Germania in assenza della Germania stessa, ma furono in pochi ad accorgersene immediatamente. Alcune delle persone citate qui avevano capito con largo anticipo che il finale sarebbe stato diverso da quello che essi avevano auspicato. Non della fine di una segregazione si sarebbe trattato, ma della sepoltura dello stesso ideale nazionale sotto i calcinacci del muro. Probabilmente cio' che resta di von Clausewitz viene venduto ora, frammischiato alle macerie a mo' di ricordino sull'Unter den Linden.

Dresden 1980"Herr Professor... Herr Arnolfini ..." Un rapido e compito inchino del capo e cent'anni scomparvero di colpo, come non fosse accaduto nulla: ne' Rivoluzione di Ottobre, ne' Grande Guerra, ne' NazionalSocialismo, ne' IIa Guerra Mondiale, ne' Globalizzazione... nulla: reset alla Repubblica di Weimar senza alcuna stazione intermedia. Il fantasma di Hindenburg si era reincarnato senza che nessuno gliel'avesse richiesto. Il mio compito anfitrione, cosi' come il mio augusto accompagnatore, viveva nel passato e di questo portava tutti i segni ben visibili ed orgogliosamente ostentati; soprattutto lo Schmiß sulla guancia destra. E questo era ben altro che un semplice sfregio procuratosi in duello all'universita' di Magdeburgo; era un segno di appartenenza che nessun chirurgo estetico avrebbe mai piu' potuto cancellare senza rimuovere con esso l'anima di chi lo portava, anzi, la coscienza stessa di tutto un Volk, o Nation, se fichtianamente inteso. Tutte cose che oggigiorno farebbero ridere a causa del feroce anacronismo, nondimeno, questo passato remoto mi stava di fronte nell'anno "di grazia" 1980: assolutamente "presente" e percepibile; di fronte e a fianco, in quanto la persona che mi accompagnava ne era un'immagine speculare, ma io stesso ne avevo assunta senz'accorgermene una parte in virtu' degl'insegnamenti ricevuti. Si trattava di una specie di investitura ufficiosa ed ufficiale insieme, come avviene sempre quando i vecchi sentono che "tempus fugit", quindi l'impellente necessita' di affidare a qualcuno la propria testimonianza perche' la catena della Tradizione non possa essere interrotta; spesso accade che nell'emergenza non vi sia molta possibilita' di scelta circa la dignita' dell'erede, ma, nonostante questo, con la caduta del muro di Berlino, si puo' ben dire che la missione alfine e' stata compiuta, sebbene i risultati siano stati opposti a quelli auspicati oltre che lungamente, pazientemente perseguiti. Purtroppo la morte non risparmio' a questi, e ad altri, valorosi la dolorosa consapevolezza di aver conquistata la proverbiale vittoria di Pirro.

Ci trovavamo a Dresda, nel cuore della Sassonia, la culla della Rinascita Tedesca che, insieme con Norimberga, vide la consacrazione di quel regime che per molti sembrava predestinato a compierla, mentre fu proprio la causa prima della sua totale, irreversibile, distruzione; la DDR socialista era una specie di obitorio nel quale stavano ben allineati tutti i cadaveri della storia della Nazione sotto allo sguardo vigile di un eroe popolare sovietico, con il parabellum spianato, che sembrava appena uscito da un manifesto di Majakovskij; casomai qualcuno avesse tentata la fuga... Curiosamente, la Germania "vera" era rimasta piu' ad est che ad ovest, dove il modello di sviluppo USA aveva prevalso rimuovendo con il mercato le macerie della coscienza storica prima ancora che quelle causate dai bombardamenti aerei. Infatti, ad est, le macerie fisiche e spirituali stavano ancora tutte li' e nessuno si sognava nemmeno lontanamente di rimuoverle: a causa di un'economia depressa dal comunismo, ma soprattuto come monito: il solito "vae victis" che il Soviet esasperava con la crudelta' alla quale ci ha resi avvezzi in piu' di 70 anni di pugno di ferro e destabilizzazioni in ogni angolo del mondo; una crudelta' al cui confronto il regime nazista avrebbe potuto apparire davvero come qualcosa di incomparabilmente piu'"democratico", oltre che piu "Teutsch", naturalmente. Il socialismo della DDR era formalmente basato sull'industria e l'artigianato, ne' piu', ne' meno di quanto non lo fosse stato il nazismo stesso, ma al contrario di questo, non seppe ricreare quello stesso benessere diffuso che il popolo tedesco non aveva mai conosciuto prima di Adolf Hitler: prima di essere mandato "gloriosamente" al macello, s'intende. L'equa distribuzione della miseria socialista sul suolo germanico si configurava come l'ulteriore e definitivo insulto di Stalin, una punizione accettata dalla societa' internazionale piu' per le implicazioni economiche che questa comportava, che non per la guerra fredda e l'incombente minaccia di una nuova guerra assai piu' distruttiva di tutte quelle che l'avrebbero preceduta. In un simile contesto culturale il patriottismo fuori tempo massimo di questi redivivi cavalieri teutonici acquistava davvero un senso compiuto e gettava il guanto della sfida in faccia ad un mondo che non avrebbe mai piu' avuto il fegato per raccoglierlo, tantomeno dopo la riunificazione delle due Germanie che spazzo' via con la miseria anche cio' che dell'identita' tedesca era ancora sopravvissuto nell'ibernazione socialista.

Il nostro anfitrione era un uomo alto e asciutto, piu' o meno come il mio Vate, ma, nonostante i segni sul volto, i duri e compiti signori erano entrambi di confessione ebraica, non ex nazisti, anzi si sorbirono qualche anno di lager nonostante fossero stati brillanti ufficiali della Wehrmacht, decorati con croce di ferro con o senza fronde, ora non ricordo esattamente. Quasi due gemelli, a vedersi. Probabilmente la loro situazione "razziale" venne scoperta dopo, ma le onoreficenze rimasero nonostante le persecuzioni e vennero mantenute fino alla loro scomparsa per cio' che ne so. Questi ex militari di provata capacita' erano anche due grandi artisti; due "Dirigenten", ovvero direttori d'orchestra, letterati, pittori... sapevano fare tutto. E questo proprio perche' erano stati abituati ad amministrare il proprio tempo con una ferrea disciplina. L'uno viveva nella Deutsche Demokratische Republik e si era fatto sozialdemokratische (leggi comunista), l'altro in Italia dove si era fatto... prevalentemente gli affari propri rimuginando il passato in un presente al quale non riusci' mai ad adattarsi dopo la fine della guerra, giungendo quasi a convincersi che Hitler e Mussolini non avevano avuto forse tutti i torti a fare la guerra a quel mondo che poi gli si era manifestato cosi' impossibile a viversi. Bastava osservare come i due reduci si guardavano durante il loro primo saluto dopo piu' di 30 anni, per capire come tutto fosse cambiato intorno, ma non nel loro modo di ricordare: un solo moto degli occhi era bastato per confessarsi la nostalgia della comune giovinezza, ma la dignita' fu tale che nemmeno quando furono ebbri di birra e di schnaps si misero a piangere per la commozione. L'uno, il primo, rovino' semplicemente sul tavolo costringendomi a chiamare il compagno segretario, mettendo alla prova il mio sgangheratissimo tedesco, temendo che il pover uomo avesse esalato l'ultimo respiro. Naturalmente, l'efficienza comunista fu quella storica, infatti non venne nessuno, dunque mi dovetti mettere in spalla i corpi inerti di entrambi gli anziani signori e coricarli in malo modo nella prima camera che, mi pareva, fosse stata loro assegnata. Va considerato che un errore di "zimmer", in quel paradiso del popolo, avrebbe innescati effetti burocratici a catena e costretti molti funzionari a lagnarsi, o a fingere di farlo per non apparire responsabili agli occhi dei superiori, quindi, s'immagini il peso della responsabilita' che gravava sulle mie spalle, ben piu' che le, per altro leggere, vestigia del passato che dovetti volentieri trasportare.

Infatti fu cosi'. Il compagno non-ricordo-come-si-chiamava aveva un diavolo per capello perche' una frau dal nome simile al suo si era lamentata di aver trovata una stanza "in disordine", dunque minacciava a voce alta deferimenti alla segreteria del partito e fino al Soviet supremo a causa dell'insopportabile affronto alle sue competenze. Si trattava davvero di un perfetto sincretismo tra l'efficientismo teutonico e la burocrazia sovietica, ma cio' ricordava molto anche la petulanza, ancora peggiore, dei funzionari cinesi deputati ad analogo ufficio. Tutto il mondo e' paese, ma sotto falce e martello lo e' un po' di piu'. Tanto io sono sempre stato italiano, dunque, capivo solo una lamentela su tre, percio' potevo anche permettermi di ridere apertamente del signore sudato che si dimenava per due cuscini, ma in cuor mio ridevo ancor piu' all'idea che questo ignorava che i due sfregiati aveveno un amico fraterno piuttosto importante nella DDR, il cui nome faceva Markus... Non staro' qui a spiegare cosa fosse lo STASI, si pensi ad una specie di Gestapo molto piu' efficiente; ebbene, questo tale ne era il capo riconosciuto e temuto; un po' come potrebbe essere Violante in Italia, per intenderci. Ma siccome, sbronza o non sbronza, gli augusti patrioti usavano alzarsi molto presto, intorno alle quattro di mattina, indipendentemente dall'ora in cui si erano coricati, li trovai entrambi nel salone delle prove intenti ad ascoltare mottetti di Heinrich Schuetz, Samuel Scheidt e fino dell'oriundo italiano Carlo Giuseppe Peranda gia' alle sette, cosa disumana e insopportabile per noi italici che non cominciamo mai le prove prima delle dieci e mezza; le musiche erano di compositori cinque-seicenteschi la cui opera veniva scodellata tutta quanta ad un pubblico che forse avrebbe preferito qualcosa di piu' moderno... ma i musicologi sono una razza a parte, del tutto simile ai topi di biblioteca. I gruppi, allora nascenti, di musica antica che studiavano l'Auffuehrungspraxis con lo stesso piglio con cui si studiano gli Evangeli o Das Kapital, non avevano ancora raggiunta ne' una decente maturita' stilistica, ne' esecutiva, e a volte davano l'impressione di lavorare un po' contro voglia, ma l'evento era in se' piuttosto importante per gli studiosi, tanto che tutte le serate vennero registrate e trasmesse fino dalla lontana RAI Sovietica italiana: nessuna esclusa... una noia mortale ascoltare i pur bellissimi mottetti di Schuetz uno dietro all'altro come in una catena di montaggio. Ma i nostri eroi stavano seduti immobili, assorti e soddisfatti come un faraone sul trono: ne' una gamba accavallata, ne' un dito fuori posto; piuttosto che tossire si sarebbero fatti harakiri... come ora, insomma. Probabilmente il rumore di un telefonino, ove l'avessero inventato, avrebbe determinato la fucilazione per direttissima sul posto del malcapitato che l'avesse fatto squillare. Questo per descrivere il clima religioso nel quale ogni pubblico stava immerso in qualunque spettacolo con una qualsiasi valenza culturale, pure cosi' desueta, come nel caso della musica antica. Dovetti attendere le 10 prima di poter salutare il Maestro e il suo augusto amico.

Quindi ci si saluta cordialmente, dimenticando diplomaticamente la movimentata notte precedente, si discorre brevemente del repertorio, dell'esecuzione, della necessita' di renderla un po' meno asettica e poi si conversa con i protagonisti che mostrano di avere tutti la fame atavica dei musicisti-servi ancien regime, in quanto divorano ogni cosa con la rapidita' del fulmine, non senza fornire risposte esaurienti alle domande ricevute, anche se con le voci un po' ingolfate dai kuecheln. Per il pomeriggio decidiamo di accettare la proposta di alcuni componenti del KreuzChor e fare un po' di Kammer Musik in compagnia. Un affiatato quartetto locale si cimentera' nel famoso quintetto con clarinetto di J. Brahms op. 115 in h moell, che e' uno dei miei preferiti, come del mio maestro e, scopriro' poi, del suo amico, il che non finisce per stupirmi affatto. Magari si potra' concludere con qualche canone sconcio di Mozart e Beethoven eseguito a cappella mentre si gozzoviglia un po' e si parla male del governo... ma mi dicono che anche Frau Heller costituisce un argomento degno di essere approfondito e, forse, altrettanto sconcio; del resto ne ho avuto il sospetto il mattino stesso mentre si produceva in evoluzioni un po' troppo dispendiose per giustificare il suo zelo nel riassettare la mia "zimmer": ma siccome ero in ritardo ed erano "gia'" le sei e mezza... Parlare male del governo... gia'. In un posto in cui ogni 100 persone c'e' un agente STASI ed ogni famiglia controlla i suoi componenti e spesso li denuncia all'autorita' non e' certo cosa molto raccomandabile per quei poveretti che in questa prigione continueranno a viverci anche dopo la nostra partenza. Noi siamo indubbiamente dei privilegiati, in quanto viaggiatori, ma anche perche' i due vecchi godono di altissime protezioni proprio nella polizia segreta della repubblica. Tra noi possiamo parlare di tutto, ma ai comuni cittadini, basterebbe una delazione per perdere il posto o finire interrogati, malmenati e poi "rieducati" in qualche sperduta provincia del nord. Si diceva della Gestapo nazista... ho appreso con sconcerto che i temutissimi poliziotti esercitavano un controllo all'acqua di rose sul territorio tedesco. Quelli di ora sono indubbiamente molto piu' professionali e non si tratta solo di tecnologia; e' il medesimo terrore che si registra in ogni stato comunista o socialista, tanto e' lo stesso, nel quale non ci sono piu' padri, madri, figli, ma solo compagni l'uno contro l'altro pur di sopravvivere. E non si dica che e' un traviamento del pensiero originario marxista, in quanto non si tratta d'altro se non dell'applicazione burocratica del verbo del "buon" Karl Marx. Meglio parlare delle grazie e della generosita' di Frau Heller... povera donna, anche lei.

Chi crede che il tedesco sia una lingua gutturale e sgraziata, si sbaglia di grosso. A sentirlo parlare correttamente suona dolce e melodioso, con una cadenza musicale che somiglia molto a quella dei nostri bergamaschi o bresciani. E cosi' era il discorso tra i due maestri nel quale non intervenivo per non rompere l'incantesimo del suono che scaturiva da quelle voci; nonostante capissi meno della meta' di cio' che dicevano, vi sentivo l'immenso amore per una cultura vissuta ormai in una dimensione esclusivamente museale. Da Goethe a Hoelderlin, da Bach a Brahms, senza quelle remore ideologiche ne' quei furori iconoclasti di cui soffriamo in Italia, sentivo sciorinare a memoria frammenti di romanzi e poesie, tra cui l' "Hymmen an die Nacht" di Novalis; declamati, non "detti", in quanto la parola e il modo di dirla sta alla base non solo della cultura mitteleuropea, ma di tutta quella occidentale, ma ogni lingua ha la sua musicalita' che non pote' mai essere scritta ne' dai greci ne' tantomeno da noi moderni che abbiamo "superato" fino il pentagramma ed ormai ci esprimiamo con i grugniti. Con un bicchiere di brandy scaldato in mano, a distanza di sicurezza da un focolare crepitante e discontinuo a causa dell'imperizia di chi l'aveva acceso, con la neve che cadeva fitta e riempiva i lunghi davanzali delle finestre, la sensazione del tempo si perdeva e il fluire della continuita' storica ormai solo sublimata nelle parole dei due vigorosi vecchi sembrava farsi consistente, mentre l'opprimente cappa della dittatura comunista cominciava gia' a marcire lentamente insieme con i tronchi degli alberi. Ogni tanto qualcuno azzardava un passo al pianoforte che stava in fondo alla stanza, al buio; tutto a memoria, come per il resto, e difficilmente si udiva un errore o un'inciampo delle dita. Ebbene questo non e' stato il prodotto del caso. Menti come queste sono state educate in un modo opposto a cio' che si fa oggi in quasi tutto il mondo. Quando gente cosi' andava alla guerra anche la guerra era diversa perche' la dimensione umana conta ed e' solo l'applicazione pedissequa di una qualunque ideologia a rendere l'uomo una macchina. Oggi qualcuno mi chiede perche' un soldato si occupa di arte, quasi fossero cose incompatibili la guerra e l'arte. Certo, dove la gente si fa esplodere in mezzo ai bambini, e' cosi' ma la "nostra" guerra, quella maturata nella cultura occidentale giunse fino ad essere una specie di partita di scacchi nella quale le vittime erano pochissime. C'e' chi pensa che si possa giungere ad uno stato di totale pacificazione... queste persone erano d'altro avviso. Perche' "sapevano", non perche' avevano una naturale predisposizione ad uccidere. Sapevano che la pace e' quel periodo che intercorre tra due guerre e che l'uomo e' fatto di spirito e di carne; non si potra' mai giungere al completo dominio di entrambi. Questa e' la saggezza che ci veniva dallo stratificarsi della nostra cultura. Una saggezza che viene oggi marchiata con i luoghi comuni provenienti dalla prassi marxista, a cui molti nel mondo continuano a credere in modo quasi religioso, senza che l'applicazione di una sola di queste teorie abbia portato ancora ad un risultato positivo, anzi...

Ora, i curiosi eroi descritti in queste righe riposano tutti in posti diversi. Sono morti tutti: i protagonisti dieci anni fa a distanza di sei mesi l'uno dall'altro e il loro misterioso amico ora non e' nemmeno un mese, probabilmente senza essersi nemmeno piu' rivisti dopo il pretesto musicale del Festival Sagittariano di Dresda. Del resto la loro Germania e' tornata ad essere unita, ma cio' e' stato accolto senza l'entusiasmo che precedette la lunga e laboriosa gestazione fino dal primo regno di Bis-Marx (il soprannome irriverente che venne appioppato a Eric Honecker). Molti tedeschi hanno vissuta la riunificazione come un peso, soprattutto economico. Sono cambiati, tutto qui. Il nazionalismo e' passato di moda, cosi' come gl'ideali che, per nefasti che fossero, hanno illuso tante persone di potersi elevare al di sopra della dimensione umana, mentre tutto si e' poi risolto nella solita, vecchia gestione del potere: in modo piu' o meno opprimente, ma sempre secondo i canoni classici. Pero', nel bene come nel male, noi siamo quelli che siamo oggi anche grazie alle utopie irrealizzabili e distruttive. L'esperienza diretta non puo' essere sostituita dalla conoscenza-coscienza storica, e a poco valsero gli ammonimenti a ricordare, in quanto gli errori compiuti sono spesso stati identici a quelli del passato. Ma il rassegnarsi all'imperfezione umana senza tentare di superarla in qualche modo e' disumano quanto seguire alla lettera le liturgie politiche o religiose. L'educazione dell'animo umano all'armonia non puo' essere cosa che riguarda solo la politica escludendo tutto il resto; cosi' come il vedere l'arte come fosse avulsa dalle passioni e' ugualmente disumano. Insomma: lo Schmiss non era solo uno sfregio, aveva una valenza piu' profonda di quanto non abbia oggi il tatuaggio realizzato con intenti meramente estetici. Gli uomini impenetrabili descritti qui erano dotati di una vita interiore vivacissima e sapevano dedicarsi all'amore ed agli ideali totalmente. Ebbene, questo mi sembra un modo molto piu' umano di concepire la vita, rispetto all'alternativa che stiamo sperimentando oggi e che non abbiamo il coraggio di mettere in discussione, in quanto siamo ormai sradicati dalla terra che ci ha generati.